Quanto sono datati i circoli in cui sguazza Monti?

Mario Monti si troverà perfettamente a suo agio a Sun Valley, cittadina dell’Idaho dove ogni anno dal 1983 la banca d’affari Allen & Co. organizza un summit  mediatico-finanziario del tipo “prestigioso” ed “esclusivo”. La liturgia bilderbergiana di questi raduni è nota: persone molto potenti si ritrovano in un posto molto sicuro a porte molto chiuse, parlano di cose molto importanti, coltivano relazioni e affari con una certa franchezza e tutti tornano a casa più socialmente attivi di come erano partiti. Mentre da fuori si grida al complotto paramassonico.
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Mario Monti si troverà perfettamente a suo agio a Sun Valley, cittadina dell’Idaho dove ogni anno dal 1983 la banca d’affari Allen & Co. organizza un summit mediatico-finanziario del tipo “prestigioso” ed “esclusivo”. La liturgia bilderbergiana di questi raduni è nota: persone molto potenti si ritrovano in un posto molto sicuro a porte molto chiuse, parlano di cose molto importanti, coltivano relazioni e affari con una certa franchezza e tutti tornano a casa più socialmente attivi di come erano partiti. Mentre da fuori si grida al complotto paramassonico. Allen & Co. è un istituto storicamente attento al mondo dei media e della tecnologia (è stato uno degli underwriter della quotazione in Borsa di Google) e per questo ha invitato alla sua conferenza uno spettro di ospiti che abbraccia il grande vecchio dell’editoria, Rupert Murdoch, e il grande giovane della tecnologia, Mark Zuckerberg, passando per Bill Gates, il ceo di Apple, Tim Cook, e arrivando, dopo una lunga e molto riservata lista, fino a Monti, l’uomo che da commissario europeo aveva stangato il monopolio di Microsoft con 500 milioni di euro di multa. I due avevano fatto pace a febbraio a Palazzo Chigi, ma le montagne dell’Idaho non possono che consolidare le relazioni americane già esistenti e favorirne di nuove. Rimane da stabilire se il formato granitico di questi incontri, da Aspen a Davos passando per la Trilateral e i Renaissance Weekend, abbiano ancora un senso in questo mondo di relazioni fluide.
Lucia Annunziata, direttore dell’Huffington Post italiano – che sarà in rete il 25 settembre – e osservatrice delle dinamiche geostrategiche dice al Foglio che “questo modello è datato”. “Questi incontri di networking ad alto livello corrispondono a un’idea del potere tipica degli anni Ottanta, quando si diceva che le idee contano più del denaro e in base a motti simili si cercava di costruire una classe intellettuale. Sono esperienze che hanno avuto senso e successo, ma alcune sono morte e altre si sono scontrate con la realtà”, dice Annunziata. E il riferimento è al forum economico di Davos, “la Hollywood di questo metodo di lavoro”, che l’anno scorso ha registrato “un fallimento clamoroso, perché tutte le previsioni economiche che avevano fatto sono state smentite”. Non che i luoghi per coltivare un sistema di relazioni siano da buttare: “Il networking serve, lo dimostra il fatto che una classe dirigente, soprattutto democratica, è nata da questo tipo di esperienze. Ma la ripetizione dello schema rischia di essere una gran perdita di tempo; e all’esterno tutti continuano a percepire questi eventi come oscuri tentativi per dominare il mondo”.